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LIVE WIRE

Claudio Trotta non è mai stato tipo da peli sulla lingua. E ne ha ben diritto. Checchè se ne dica, infatti, si tratta di qualcuno che ha scritto la storia della musica dal vivo nel nostro Paese. Una storia che vive un epilogo sconcertante: cifre "dopate", trasparenza-zero sul numero dei biglietti venduti, omaggi selvaggi, magari in cambio della collaborazione dei mezzi di informazione. Una situazione inquietante. Questa lettera aperta è stata appena mandata dal boss della Barley Arts alle redazioni delle principali testate musicali e non.
Leggete.



Fra i tanti mali che la nostra grande azienda della musica sta vivendo ormai da troppo tempo due fattori stanno diventando veramente insopportabili e credo molto dannosi per l'intero mondo della musica popolare contemporanea. Sto parlando della mancanza di trasparenza nella comunicazione dei dati di vendita dei concerti e della distribuzione "selvaggia" di biglietti omaggio e d'ingressi di favore.
Partiamo dalla prima questione. C'è stato un tempo, neanche tanto lontano, quando la tanto vituperata classe dei discografici era sistematicamente impallinata dai media perché accusata di diffondere dati fasulli, parziali, gonfiati e così via sulle vendite dei dischi.
Come mai nessuno finora si è interessato a quelli sparati e diffusi con spregiudicatezza e totale mancanza di rispetto da molti produttori di musica dal vivo?
Tutti a dire che il live è ormai più importante della musica riprodotta su cd o digitale che sia, ma come mai - a scapito della correttezza dell'informazione e nonostante in quasi tutti i paesi occidentali i dati di vendita dei concerti vengano regolarmente diffusi (per chi è interessato basta leggere una rivista specializzata che si chiama Pollstar) - in Italia non si dà attenzione a questo aspetto e ci si limita a fare da amplificatori a tutto quello che noi produttori o i nostri capaci uffici stampa dicono o raccontano?
Un esempio veramente clamoroso di questo malcostume è testimoniato dalla pubblicità relativa a quello che si preannuncia indiscutibilmente come il tour più importante (in termini di successo di pubblico) del 2007, ma che evidentemente ha anche il dono quasi sovrannaturale di riuscire a far lievitare i numeri come nessun altro è mai stato capace di fare, forse neanche David Copperfield...
La pubblicità infatti annuncia 800.000 presenze per i 9 concerti "solo" di Vasco più la sua partecipazione (nel frattempo annullata) all'Heineken Jammin' Festival, mentre le capienze ufficiali degli stadi di Milano, Roma, Ancona, Latina, Bari, Messina e Torino sommate (ovviamente Milano e Roma correttamente due volte l'una visti i doppi "sold out") danno un totale di circa 460.000 biglietti dando per scontato, come annunciato, che i biglietti siano o saranno tutti venduti e/o regalati.
Se la matematica non è un'opinione, questo significa che per raggiungere la cifra di 800.000 presenze, all'Heineken Jammin' Festival si sarebbero dovute presentare 340.000 persone in uno spazio che mi risulta avere avuto una capienza legale di 120.000 persone... un po' difficile da credere o anche solo da immaginare....
Come produttore di musica dal vivo da quasi 30 anni, come co-produttore del concerto di Ligabue al Campovolo con il più alto numero di persone mai registrate in Europa per il concerto di un artista solo, non per un festival di cui l'artista è la star di maggior spicco, con 165.264 biglietti venduti, come produttore dei due ultimi tour negli stadi di Renato Zero e di tanti altri concerti di grande qualità, spesso di successo ma non necessariamente sempre premiati anche con la sufficiente quantità di pubblico, credo e chiedo che si debba fermare questa ingiustificata e non necessaria corsa al sensazionalismo e do la mia disponibilità a fornire sempre i dati reali a chi li voglia conoscere, a condizione che anche i miei colleghi lo facciano.
La seconda questione, che in certi casi è direttamente collegata alla prima, è la sciagurata diffusione di quantità enormi di biglietti omaggio, anche quasi un mese prima di un concerto, come testimonia la pubblicità apparsa martedì 12 giugno sul Corriere della Sera relativa alla data di Biagio Antonacci a San Siro il 30 giugno prossimo.
Ora, premesso che il documento delle regole e ruoli della nostra associazione di categoria "Assomusica" recita all'art 2.9 che: "Sono da intendersi aboliti, ad eccezione di quelli necessari per ospiti concordati tra promoter e produttore e di quelli di legge" e che quindi di fatto chi elargisce omaggi così visivamente non rispetta le regole della propria associazione di categoria, che rispetto dimostriamo verso il pubblico pagante in certi casi mesi prima del concerto, se a circa un mese da un concerto pubblicamente regaliamo 3600 biglietti?
Che valore e che dignità diamo ai nostri artisti, agli investimenti di tempo, energie e risorse economiche che facciamo tutti quanti?
Che fiducia in noi possiamo pretendere dal pubblico che paga il nostro lavoro?
Perché "drogare" la realtà? A chi fa gioco?
Siamo tutti professionisti, abbiamo la fortuna di lavorare con artisti italiani ed internazionali spesso straordinari, che il nostro dovere di produttori e promoter deve proteggere e alimentare nelle loro qualità artistiche con spettacoli di grande qualità e sostanza ma non credo che sia un nostro dovere ingigantire il loro ego, modificando la realtà da loro e da noi prodotta, bella o brutta che possa essere.
Se vogliamo bene alla nostra professione e alla musica, spendiamo magari più energie tutti insieme - produttori, promoter, artisti e media - per la ricerca, per lo sviluppo dei nuovi talenti, per la creazione di spazi costruiti per la nostra musica per non dovere utilizzare solo spazi creati per altre attività e concessi alla musica spesso malvolentieri, per l'approvazione finalmente di una legge sulla musica, per la promozione della musica italiana all'estero, invece che per mostrare i muscoli l'uno all'altro.

Cordiali saluti

Claudio Trotta
Barley Arts

COME VOLEVASI DIMOSTRARE !!!

Lo diceva anche Freak Antoni: non c'è gusto, in Italia, ad essere intelligenti.

E fu così che, come anticipatovi a suo tempo da PIMP VALLEY
(http://pimpvalley.blogspot.com/2007/05/awards-ad-personam.html)
i Wind Music Ad Personam Awards si rivelarono l'ennesima forma di inciucio all'italiana.

Del resto, la presenza di Rutelli sul palco poteva forse suggerirci qualcosa di diverso ?

La farsa, organizzata da Friends&Partners, è appena andata in onda su Italia 1, e la prima parte ha registrato una ragguardevole (di questi tempi...) audience di oltre due milioni e mezzo di persone. Fin qui, tutto bene.

Esaminando la lista dei premiati, ovvero:

Zucchero
Claudio Baglioni
Biagio Antonacci
Gigi D'Alessio
Tiziano Ferro
Nek
Antonello Venditti
Gianna Nannini
Elisa
Laura Pausini
Ligabue
Ennio Morricone

si nota però che - guarda caso - ben CINQUE dei dodici fortunati appartengono alla scuderia Friends&Partners !!!

Che coincidenza, vero ?

E gli altri sette ? Uno non si esibisce ormai da tempo, mentre i rimanenti lavorano con Milano Concerti (4), Barley Arts (1) e
Cose Di Musica (1).

Ma il peggio deve ancora venire.

Seppur apprezzatissimi da certi artisti (cui non viene richiesto di mettersi in competizione: ecco il loro principale problema...) i Wind Music Ad Personam Awards sono stati bersaglio di critiche asprissime da parte degli addetti ai lavori. Eppure sono destinati a continuare.

Apparentemente insensibile agli attacchi che gli sono piovuti addosso, infatti, l’organizzatore Ferdinando Salzano pensa già all’edizione dell’anno prossimo. Parafrasando Michael Douglas in Wall Street: il motore del mondo, per alcuni, è sicuramente l'avidità.

Pensiamo. Possibile che in un Paese civile l'organizzatore di un Music Award sia contemporaneamente l'agenzia di booking della metà degli artisti premiati ?

E intanto l'Industria resta a guardare.

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POST SCRIPTUM PER IL MINISTRO RUTELLI
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Ministro Rutelli, non era forse stato questo Governo a dichiarare di voler risolvere urgentemente il problema del conflitto di interessi ?
Bene.
E allora ci dica:

COSA CI FACEVA LEI SU QUEL PALCO ?

AWARDS AD PERSONAM

Sembrerebbero confermati gli appuntamenti chiave della “Settimana della Musica” che l’agenzia Friends&Partners di Ferdinando Salzano (alias il Ricucci del music business) organizzerà tra l’8 e il 15 giugno prossimi in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali, la Provincia di Roma e il Comune di Milano.

Perciò il prossimo 6 giugno, all’Auditorium Conciliazione di Roma, si partirà con una serata ad effetto intitolata ai presunti “Music Awards”. Serata che - quattro giorni dopo - sarà trasmessa su Italia 1. Non vediamo già l'ora...

Il Music Award verrà presentato da Ambra Angiolini ed Enrico Ruggeri. Nell’occasione verranno premiati i dischi che - nel periodo compreso tra il gennaio 2006 e il maggio 2007 - hanno conseguito vendite superiori alle 150 mila copie.

Insomma, i soliti noti. Del resto, sono degli Awards...

Ma il trucco ? Ovviamente c'è, ed è davvero notevole. Perchè la certificazione del venduto, infatti, non sarà di competenza di arbitri super partes. Per determinare quali siano stati gli artisti capaci di raggiungere tale soglia nell'arco di tempo illustrato (ma basteranno per riempire un intero programma televisivo ?) si ricorrerà quindi a un geniale e inconfutabile metodo: l'AUTOCERTIFICAZIONE.

Ma come ???

Naturalmente la cosa suscita numerose perplessità. Perciò qui ci voleva un colpo di genio. E difatti, "a scanso di equivoci", nessuna delle tre principali organizzazioni di categoria dei discografici (FIMI, AFI e PMI) è stata coinvolta a qualche titolo nell’organizzazione dell'evento ! Insomma, i nostri singolari Music Awards non sono certificati dall'industria, perciò nessuno potrà influenzarne l'esito...

...eccetto Friends & Partners, ovviamente.

A livello ufficiale sembra proprio che l'industria del disco sia stata tagliata fuori. Insomma, per una volta tutti gli animali sono uguali ? Solo sulla carta. Perchè a conti fatti, invece, certi animali sono sempre più uguali degli altri.

Dice il presidente FIMI, Enzo Mazza, “Noi siamo stati informati da parte dell’organizzazione, ma ci teniamo a sottolineare una volta di più che questi non sono gli Italian Music Awards promossi dall’industria. Detto questo, e nel momento in cui persiste una totale disattenzione istituzionale nei confronti del nostro settore, un evento-vetrina che presenta al pubblico i gioielli della musica italiana è il benvenuto." Ma l'autocertificazione ? "Date le dimensioni del mercato, la soglia delle 150 mila copie dovrebbe mettere al riparo da imbarazzi e sorprese”, chiosa Mazza.

La FIMI, insomma, nasconde la mano ma sostanzialmente dà il proprio beneplacito. Si affretta a distinguere tra gli Italian Music Awards "dell'industria" e i Music Awards di Friends & Partners, ma persino l'utilizzo di un brand praticamente identico a quello lanciato, in maniera assai fallimentare, dalla FIMI stessa non sembra destare in Mazza alcuna preoccupazione.

Ed è logico che non se ne preoccupi, dal momento che gli artisti che saranno premiati sono nella stragrande maggioranza sotto contratto con etichette rappresentate dalla FIMI. Sarà per questo che proprio la FIMI sia stata l'UNICA associazione di categoria a essere stata contattata da Friends&Partners ? Chissà.

Ma cosa ne pensano le altre ? Sentiamo i loro commenti:

Luigi Barion, presidente AFI: “Mi sembra assurdo che nessuno ci abbia reso partecipi della cosa, considerando anche il fatto che da alcuni anni le associazioni si muovono di comune accordo su tutte le iniziative più importanti. Mi sembra che gli organizzatori siano partiti col piede sbagliato”.

Mario Limongelli, presidente di PMI: “Premesso che tutte le grandi manifestazioni a carattere musicale sono gradite e benvenute, per noi gli Awards restano un’altra cosa, e mi spiace che se ne strumentalizzi il nome senza che siano stati predisposti gli opportuni meccanismi di tutela e certificazione, academy e quant’altro: con tutto il rispetto per chi la fa, l’autocertificazione delle vendite lascia il tempo che trova, ed è brutto e antipatico ricorrere a metodi del genere”.

Nessuno, però, sembra notare la cosa più importante: ovvero che Friends & Partners, in quanto management e booking agent di numerosi artisti italiani, si trovi in una posizione di chiaro conflitto di interessi, essendo allo stesso tempo organizzatore e potenziale beneficiario dell'evento.

In questo Paese a pensar male ci si azzecca al 99%. Per puro scrupolo, vogliamo comunque fare una verifica ? D'accordo. Allora vi elenchiamo qui sotto il nutrito cast artistico della Friends & Partners:

Biagio Antonacci
Luca Carboni
Cesare Cremonini
Elisa
Claudio Baglioni
Riccardo Cocciante
Alex Britti
Niccolò Fabi
Pino Daniele
Neffa
Gianluca Grignani
Antonello Venditti
Fiorella Mannoia
Raf
Francesco De Gregori
Zucchero
Neffa
Francesco Renga

Vogliamo vedere quanti di questi artisti si autoassegneranno un bel Music Award ?
E di quanto varierà il loro cachet, una volta ritirato il "premio" in televisione ?

Nelle parole di un compianto caposaldo della storia della musica italiana: chi vivrà vedrà.

Non perdetevi le prossime puntate di Musicopoli !

SOCIETA' ITALIANA ARRAFFONI ED ESTORSORI

Comunicato de "Gli Invisibili SIAE" N°2/2007 del 7 maggio.
Con preghiera di diffusione

A TUTTI GLI ADDETTI AI LAVORI DEL SETTORE MUSICALE

Oggetto:"Elezioni S.I.A.E. 2007/2011 sezione musica"

Cari amici, gli "invisibili" continuano a scrivervi.

Grazie per aver risposto numerosi al nostro precedente comunicato, siamo in tanti! Siamo di nuovo qui perchè oltre ad essere "invisibili" ci teniamo ad essere anche "trasparenti". Ma che vuol dire? E perché siamo "invisibili"?

ABBIAMO UN GRANDISSIMO PROBLEMA IN COMUNE. L'ANTIDEMOCRATICO SISTEMA ELETTORALE S.I.A.E. Se siamo arrivati ad avere un regolamento elettorale S.I.A.E. così antidemocratico la colpa è di tutti noi che abbiamo permesso che ciò abbia potuto avere corso.

Quanti di noi iscritti S.I.A.E. quando ricevono il "VivaVerdi" (mensile d'informazione della S.I.A.E.) lo leggono davvero con attenzione? Avete notato che su 100 pagine che riportano notizie dei "Vip" solo poche pagine - poste solitamente verso la fine del mensile - riportano le ordinanze approvate dai nostri "illustri rappresentanti" e relative ai vari criteri di ripartizione dei diritti ? Ordinanze che variano sotto i nostri occhi di anno in anno, talune volte anche con effetto retroattivo, a seconda delle più svariate esigenze economiche e politiche dei nostri "illustri rappresentanti"??? LA NOSTRA DISINFORMAZIONE E' LA NOSTRA PIU' GRANDE COLPA. "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza", disse Ulisse ai suoi compagni...

Più o meno sappiamo tutti che in sordina ci hanno cambiato i criteri di ripartizione, ma non sappiamo esattamente i sofisticati meccanismi messi in atto dai nostri "illustri rappresentanti" per non pagarci neanche un centesimo e dividersi l'intera torta tra di loro. ED E' ADESSO, ANCHE SE CON OVVIO RITARDO CHE DEVE SCATTARE LA MISSIONE DEGLI INVISIBILI!!!

QUAL'E'?
RENDERCI INVISIBILI!
COME?
CON "L'ASTENZIONE AUTOCOSCIENTE"

Che cos'è ?

Il 24 Giugno 2007, giornata delle elezioni per le nuove cariche fino al 2011, possiamo iniziare a mettere una minuscola pulce nel grande orecchio della S.I.A.E.. CI ASTENIAMO COMUNICANDO ALLA S.I.A.E. CHE CI SIAMO ASTENUTI IN MANIERA COSCIENTE E VOLONTARIA PER PROTESTA CONTRO QUESTO IGNOBILE SISTEMA ELETTORALE.

E come lo comunichiamo alla S.I.A.E.? Ognuno di noi potrà inviare una e-mail o un fax con il seguente testo:

"Contro l'attuale antidemocratico regolamento elettorale mi astengo dal recarmi a votare.
Firmato: un invisibile S.I.A.E."

Più invisibili invieranno questa e-mail o fax più forte sara' la nostra voce di protesta!

Il numero di fax della S.I.A.E. dove inviare il messaggio è: S.I.A.E. Sez. Musica 06 59902280
L'e-mail della S.I.A.E. dove inviare il messaggio è: S.I.A.E. Sez. Musica musica@siae.it

Ma come misurare la nostra vera forza ? Semplice. Chi aderirà a questa prima iniziativa inviando il fax o la mail alla S.I.A.E. la dovrà inviare per conoscenza anche a: invisibilisiae@tiscali.it.

E' ARRIVATO IL NOSTRO MOMENTO, INIZIAMO CON PICCOLE DOSI DI INFORMAZIONE!

Abbiamo rilevato dalle varie e-mail pervenuteci che la maggioranza di voi è assolutamente scontenta della attuale ordinanza di ripartizione inerente il "piano bar". Concordando pienamente in merito alle considerazioni negative inerenti l'ordinanza di ripartizione vorremmo illustrarvi in breve il catastrofico grafico in picchiata che la ripartizione ha subito negli ultimi 10 anni:

Dal 1997 al 2000 i brani riportati sui programmi musicali compilati dal musicista o più tecnicamente definito "direttore delle esecuzioni" erano ripartiti in maniera analitica e capillare ed ogni brano indicato sul programma musicale aveva un valore, a seconda se risultava di proprietà del solo autore, se edito, se risultava pubblicato su supporti diversi (CD + Musicassetta), se risultava programmato in RAI, se risultava programmato in almeno 200 locali sparsi su più regioni italiane e a seconda di quanto pagava il locale alla S.I.A.E.

Con questo sistema un brano poteva valere poche lire (nel caso proprietà del solo autore) ma poteva valere FINO A 21 VOLTE DI PIU' se possedeva tutti i requisiti. Mediamente in un locale standard che pagava circa Lire 40.000 giornalieri alla S.I.A.E. un brano poteva valere Lire 1.000. Questo sistema di ripartizione del piano bar era il risultato di un'ordinanza approvata dai rappresentanti di tutti gli iscritti eletti con le prime votazioni democratiche S.I.A.E.

Dal 2001 al 2006, a seguito di forti pressioni da parte delle nobili nonchè antiche famiglie S.I.A.E., i brani riportati sui programmi musicali compilati dal musicista o più tecnicamente definito "direttore delle esecuzioni" erano ripartiti sempre in maniera analitica e capillare ma senza considerare i requisiti di ciascun brano, bensì adottando il criterio " ad ognuno il suo": i brani elencati in ogni singolo programma musicale erano ripartiti a seconda di quanto aveva pagato per quella determinata manifestazione il locale. Mediamente in un locale standard che pagava circa EURO 20,00 (Lire 40.000) giornalieri alla S.I.A.E. un brano poteva mediamente valere 0,25 EURO (LIRE 250) - Calcolo effettuato sulla media di 80 brani eseguiti nell'arco di un trattenimento di 4 ore.

PERCHE' QUESTA NEONATA DEMOCRAZIA E' STATA UCCISA IN FASCE?
PERCHE' NON CE NE SIAMO ACCORTI?
Perché i "FURBONI DELLA SIAE" hanno escogitato un sistema apparentemente democratico (chiamando tutti a votare) ma classificando gli elettori A SECONDA DELLE LORO ENTRATE !

RISULTATO?
Nell'anno 2003 con le precedenti elezioni S.I.A.E. il gruppo di furboni ha escogitato il seguente regolamento elettorale (già meglio descritto nel nostro precedente comunicato):

IL 98,54% degli Autori pari a 63.832 su 64.778 vota in fascia A eleggendo 6 RAPPRESENTANTI
IL 1,46% degli Autori pari a 946 su 64.778 vota nelle fasce B+C+D eleggendo 10 RAPPRESENTANTI

E'chiaro ed evidente che questi 946 furboni non soddisfatti abbastanza dai milioni che prendono a destra e a manca, e forti della scarsissima informazione derivante dai 63.832 restanti autori una volta eletti hanno cambiato i criteri di ripartizione dei diritti del piano bar.

COME?
Dal 1 Gennaio 2007 i brani riportati sui programmi musicali compilati dal musicista o più tecnicamente definito "direttore delle esecuzioni" vengono ripartiti nel seguente modo:

- tutti i programmi musicali di un intero semestre che si riferiscono a circa 250.000 trattenimenti dal vivo producono un montepremi di circa TREDICIMILIONI DI EURO;

-la S.I.A.E. affida ad una società privata il compito di effettuare in maniera segreta e soprattutto non verificabile da nessuno di noi 500 registrazioni in 500 trattenimenti nell'arco del semestre;

-calcolando che per ognuna delle 500 registrazioni saranno rilevati una media di circa 30 brani, avremo un totale di circa quindicimila brani rilevati.

IL CONTO E' PRESTO FATTO!

Il 75% del montepremi di TREDICIMILIONI DI EURO pari a NOVEMILIONISETTECENTOCINQUANTAMILA EURO saranno divisi tra i 15.000 brani rilevati ed ogni brano percepirà la somma di circa SEICENTOCINQUANTA EURO

OVVIAMENTE NELLE 500 REGISTRAZIONI SEGRETE POTRA' ESSERE PRESENTE LO STESSO BRANO PIU' VOLTE!!!

Il restante 25% pari a TREMILIONIDUECENTOCINQUANTAMILA EURO sarà ripartito esclusivamente al 20% "estratto a sorte dai furboni S.I.A.E." sui 250.000 programmi musicali.

INDOVINATE UN PO' QUALI SARANNO I BRANI RILEVATI SEGRETAMENTE ED ESTRATTI A SORTE?

QUELLI DELL'INVISIBILE MARIO ROSSI O QUELLI RICONDUCIBILI AGLI ORMAI FAMOSI 946 ELETTORI DI FASCE B+C+D?

CHI HA IL FORTUNATO COMPITO DI EFFETTUARE LE RILEVAZIONI SEGRETE? LE FARA' FORSE A CASA SUA...?

CHI ESTRAE A SORTE IL 20% DEI PROGRAMMI MUSICALI? SARA' FORSE IL NOSTRO VICINO DI CASA O UNO DEI FAMOSI 946 ELETTORI DI FASCE B+C+D?

QUESTO NON CI E' DATO SAPERLO!

ALLORA: VOGLIAMO ANCORA CORRERE NUMEROSI ALLE VOTAZIONI?


CONCLUSIONE MERITATA:

La questione rimane sempre la stessa: OCCORRE SCARDINARE QUESTO ASSURDO SISTEMA ELETTORALE E RENDERLO FINALMENTE DEMOCRATICO.

Ultimo appello: FACCIAMO CRESCERE IL NUMERO DEGLI INVISIBILI INVIANDO QUESTO COMUNICATO A TUTTE LE NOSTRE CONOSCENZE E PRIMA DI ANDARCENE AL MARE, IL 24 GIUGNO, MANDIAMO IL FAX O LA E-MAIL ALLA S.I.A.E.

Ride bene chi ride ultimo !


Gli Invisibili S.I.A.E.

RADIO REGIME

Tratto da una storia vera.

Un noto artista riceve sul suo sito una mail da un fan. Il fan sostiene di aver chiamato una radio per richiedere il nuovo singolo dell'artista, richiesta alla quale è impossibile per la radio provvedere in quanto - a detta loro - sprovvista del disco in oggetto.

L'artista telefona al suo discografico. Il discografico ricorda bene di aver inviato il disco, la cosa gli pare strana. Così decide di chiamare la radio.

La responsabile viene informata dell'accaduto. Alla richiesta di spiegazioni da parte del discografico, ebbene si, ammette di avere il disco sulla propria scrivania, ma di non aver provveduto alla richiesta dell'ascoltatore in quanto il brano "non è in target con il nostro pubblico".

Ovvero: non importa cosa il pubblico richiede, noi sappiamo che cosa non va bene che ascoltino.

E da Radio Regime anche per oggi è tutto.

I DITTATORI DEL GUSTO

Non vi preoccupa il panorama odierno della radiofonia, e la nostra dipendenza da questo sistema ?

Una situazione come quella odierna non si è mai vista. E' un disastro su tutta la linea. La radio è ormai diventata un'entità a sè stante, il cui unico dogma è l'audience. Se si eccettuano pochi casi isolati, fanno tutti la stessa radio, e hanno tutti lo stesso format. I primi 50 brani sul Music Control si sentono in continuazione, e restano in playlist per tempo immemorabile, rallentando il ricambio di musica.

Le statistiche (se vogliamo definire così i dati che ci arrivano da Audiradio) ci dicono che le audiences siano più o meno stabili, o perdano relativamente poco. Può darsi. Quello che però è certo è che i compratori di dischi si stanno allontanando dalla radio. Prova ne è la quantità crescente di successi di classifica che non corrisponde con l'airplay chart. E viceversa. Soprattutto viceversa, oserei dire. Perchè quello che spesso succede - anche costruendo un grande successo - è che l'investimento necessario per produrlo diventa troppo oneroso rispetto ai risultati ottenuti.

Stiamo tutti qui a lamentarci che i dischi non si vendono, ma stiamo veramente facendo qualcosa per cambiare la situazione ? A parte fare causa ai nostri consumatori in attesa di trovare l'idea che renda profittevole il file-sharing, ovvero la radio del futuro ?

Nemmeno le majors, che sostanzialmente controllano quasi il 90% dello spazio riservato alle playlists, possono trarre molto giovamento dal sistema di consolidazione delle playlist promosso dal Music Control. Un sistema di rilevazione è senz'altro utile. Un sistema di rilevazione che diventa il punto di riferimento per consentire anche a un sordo di poter gestire una playlist porta con sè qualcosa di deleterio. Spezzare il fronte delle resistenze dei programmatori sugli artisti emergenti, ad esempio, è diventato un problema colossale. Anche le majors, che talvolta ci riescono (ma a che prezzo?), lo sanno benissimo.

La nouvelle vague comportamentale che contraddistingue l'attuale generazione di programmatori pare essere contagiosa. Raggiungerli al telefono è una corsa ad ostacoli. Farsi richiamare è utopia. Non leggono le e-mail, e se lo fanno non rispondono mai. La loro professionalità è discutibile, la loro affidabilità nulla. Alcuni di loro scompaiono nel nulla a tempo indeterminato. E se tutto questo non fosse già abbastanza, è tristemente noto come presunzione, incompetenza, egocentrismo siano i tratti distintivi principali di molti tra loro.

Un tempo, se raggiungere i networks nazionali era comunque target difficilissimo, le radio locali perlomeno mostravano la volontà di osare, di collaborare: oggi sono le più rigide tra tutte. Se non sono i networks a lanciare un brano spesso non fanno assolutamente nulla. Vivono di riflesso. Succede anche con brani che stanno in top 40 o in top 20. Propositività, differenziazione, rischio sono parole sconosciute per loro.

Poveri discografici. La dittatura è stata ribaltata. Gli servirà ancora fare i cosiddetti "giri di ascolto" dei nuovi brani alle radio ? Ci risulta che sempre più spesso ciò che viene detto face-to-face ai responsabili della promozione durante queste sessioni finisca per non corrispondere con ciò che la radio farà. Uno torna dal suo capo, magari si espone un pò perchè il tal programmatore lo ha rassicurato sull'inserimento in playlist del tal brano, per poi fare una figura imbarazzante nelle successive settimane quando il tal brano non entrerà in playlist. Ma allora perchè perdere tempo ?

E invece no. Perchè i discografici, e i burosauri in particolare, amano perdere tempo. E amano anche buttare soldi. Così non solo finanziano un sistema per controllare l'incontrollabile, ma diventano disposti a tutto pur di assecondarlo, finendo inevitabilmente per perdere di vista ciò che desidera la GENTE.

Oggi la pubblicità in radio non si fa più per promuovere un disco, bensì per indurre i programmatori a inserirlo in playlist. E' diventata una moda tra i geni del buro-marketing. L'intuizione, tuttavia, non sembra avere un futuro promettente. La leggenda infatti narra di diverse campagne do-ut-des rifiutate da note emittenti nazionali perchè, a detta di alcuni, se dovessero accettare tutte le proposte non basterebbe loro il palinsesto di tre radio per onorarle.

A nostro avviso esisterebbe un modo più semplice per mettere le radio in condizione di fare scelte diverse. Un modo sottile, poco doloroso e assai economico.

A un programmatore di una hit radio basta guardare il Music Control per vedere quali siano i 50 brani più suonati del momento. Se non vuole rischiare nulla - e nessuno oggi vuole farlo - non farà altro che suonare i nomi più consolidati nella chart, al massimo arricchendoli con pochissime novità di sicuro richiamo.

L'eliminazione del Music Control gli toglierebbe quindi un punto di riferimento fondamentale.

E' un'idea così assurda ? La discografia paga centinaia di migliaia di euro per rilevare l'andamento dei propri brani in radio, molti dei quali che non avranno mai successo, nè pur avendolo riusciranno a tradurlo in vendite. A che scopo ? Perchè fornire a chi ne trae esclusivo giovamento uno strumento per limitare la differenziazione del mercato, cosa che è invece nell'interesse della discografia ? Perchè, piuttosto, non investire in formule di promozione alternativa ?

Fateci un pensiero. Gli unici due networks del panel del Music Control che operano le proprie scelte sulla base di un'idea di format - e non confrontandosi con la chart - sono Radiouno della Rai e Radio Deejay. La varietà di musica, la propensione verso la proposta, gli orizzonti aperti di queste due realtà non hanno uguali tra le radio del Music Control.

Sarà un caso se sono le due radio più ascoltate in Italia ?

PAY TO PLAY

Ammettetelo, ve lo siete sempre domandati tutti. Le case discografiche pagano le radio affinchè infoltiscano le proprie playlist con i brani da loro prescelti ?

Esiste una sola risposta a questo quesito: non è forse evidente ?

In America questa pratica si chiama “payola”, ed è illegale dal 1960. La discografia, però, non ha mai resistito alla tentazione di riesumarla. Lo ha fatto per ben tre volte nel giro di mezzo secolo: chissà quante altre volte succederà ancora. Le cose proibite, in fondo, sono quelle che più ci affascinano.

Lo scorso febbraio, l'avvocato dello Stato di New York Eliot Spitzer ha aperto un procedimento giudiziario per denunciare i pagamenti sottobanco ricevuti dalle radio americane da parte delle case discografiche. Brani di artisti come Jennifer Lopez, Celine Dion, Maroon 5, Franz Ferdinand e R.E.M sono finiti sotto inchiesta. In cambio di passaggi radiofonici preferenziali, le multinazionali hanno "investito" consistenti risorse per assicurarsi il sostegno delle principali emittenti radiofoniche. Per ogni brano si calcola che sia stato "investito" un equivalente in denaro compreso tra i 100 e i 500 mila dollari.

Eppure, al loro terzo tentativo, i managers delle multinazionali del disco avevano provato a farsi più furbi. Basta bustarelle nelle copertine degli albums o dei 12” inviati ai dee-jays. Basta con recapiti a domicilio di materiale promozionale da parte di atletiche biondone con la sesta di reggiseno. Basta bustine di cocaina nascoste dentro il pratico jewel box dei cd promo. Le bustarelle del nuovo millennio hanno la forma di premiums. Davvero molto moderno.

Ma di quali contropartite stiamo parlando ? Parliamo di favori e regali, ovviamente. Di concorsi esclusivi, di investimenti pubblicitari, di operazioni commerciali, di offerte di pacchetti-vacanza, persino di biglietti per la finale del Superbowl... E’ significativo il caso di Celine Dion: per suonare il suo “I Drove All Night”, ai programmatori delle radio veniva offerto un weekend gratis per due persone a Las Vegas. Ci pensate ? Le case discografiche intrattengono i programmatori delle radio, affinchè intrattengano a loro volta il pubblico con musica accuratamente "preselezionata"… Lo vedete, come funziona la grande catena dell’intrattenimento ?

Stavolta però le majors, una dopo l’altra, hanno ammesso immediatamente le loro responsabilità. Se la sono cavata con un patteggiamento, e una multicina piccina piccina. La Sony BMG, ad esempio, ha accettato di pagare una multa di 10 milioni di dollari, anziché andare per vie legali. Una cifra irrisoria, se paragonata al fatturato generato grazie al payola, valutabile nell’ordine di centinaia di milioni di dollari.

Dopo lo scoppio del nuovo scandalo, sono stati diversi gli operatori del settore europei - chiamati in causa in numerose interviste ed uscite pubbliche - ad affrettarsi a delimitare l’adozione di questa pratica al confine americano. La maggioranza dei mercati del Vecchio Continente, secondo loro, sarebbe di dimensioni troppo poco significative per pensare di correre rischi del genere. Che strano. Da noi in Italia, per esempio, il payola esiste eccome. Ed è una forma d’arte piuttosto creativa.

Una delle pratiche che vanno per la maggiore nel nostro Paese, ad esempio, è quella della cessione di punti editoriali come contropartita. Società di edizioni collegate ai gruppi radiofonici acquisiscono percentuali sui diritti di pubblica esecuzione legati a determinate canzoni, in cambio di una programmazione massiccia. Naturalmente, più passaggi vengono dati ai singoli brani, più l’introito per le radio aumenta. Un meccanismo molto ben congeniato, al quale si sono prestati nel tempo fior fiore di artisti. Da Ligabue agli Zero Assoluto.

Vi sorprende ? Non credo. Basta ascoltare cosa suonano le radio, e quanto lo suonino, per capire che c’è qualcosa di anomalo nel loro funzionamento. Ciò che invece è davvero sorprendente, è che nel nostro Paese NON ESISTE UNA LEGGE che impedisca a certi soggetti di stringere questo genere di accordi.

Naturalmente, ci sono canzoni “di successo” che godono di un trattamento privilegiato in maniera del tutto spontanea. Le radio hanno i loro criteri selettivi, e non sono certo disposte a rischiare di perdere ascolti per promuovere artisti e repertori estranei ai “valori” che desiderano veicolare. Difficilmente, perciò, i Korn passeranno mai su radio come RTL o RDS: anche di fronte a proposte indecenti. Il corollario di questa situazione è che il payola non è sufficiente per ottenere con certezza l’appoggio delle radio. Ecco perchè non ha preso piede da noi, come invece è successo negli USA.

Ma esiste anche un motivo migliore, che fotografa chiaramente quale sia la posizione della discografia in questa sceneggiata. La verità è che le bustarelle alle radio sono diventate un pessimo affare: sia per i discografici (dal momento che il mercato dei supporti fisici attraversa una clamorosa fase involutiva) che per le radio (che guadagnano molto di più dalla raccolta pubblicitaria su altri settori merceologici).

Riassumendo: sono finiti persino i soldi per corrompere. Forse è per questo che i visionari della grande industria contemporanea si stanno orientando verso la produzione di contenuti ad hoc per i media generalisti.

Certo, è diverso dal corrompere i programmatori.
E’ più come fabbricargli le scarpe su misura.