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9 SETTIMANE E 1/2

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


Una volta c'era un etichetta che si chiamava Totò alle prese con i dischi ora dovrei cambiare nome alla mia etichetta e chiamarla paolo alle prese coi tedeschi.

Vorrei, se l'editore di questo giornale o il curatore di questo sito sarà così cortese da darmene la possibilità, narrare a tutti gli appassionati di musica le incredibili avventure occorsemi nel tentativo di far stampare un disco.

Tutto è cominciato quando, un anno fa circa, ho deciso che dovevo trovare il coraggio di compiere il grande passo e rompere ogni indugio.

Era tempo, anzi l'ultimo tempo possibile, per lanciarsi nell'editoria musicale ed aprire una piccola etichetta indie dedicata alla buona musica.

Festeggerò tra pochi mesi i 30 anni dalla mia prima trasmissione radiofonica, tutti passati ascoltando e facendo ascoltare musica indipendente ed underground, ho prodotto in passato alcune antologie dedicate alla scena musicale della mia città e ora che tutti danno in estinzione non tanto il cd piuttosto del vinile bensì il concetto stesso che uno la musica la possa conservare, collezionare e magari riascoltare a distanza di anni, ora io decido di pubblicare musica perché ne rimanga memoria.

In principio ho cominciato con un progetto dedicato alla musica elettronica bresciana contemporanea , quasi a dare continuità a quelle antologie che fotografavano lo status qualitativo dell'arte in questa città , poi ho restaurato una cassetta edita nel 1987 che raccoglieva il meglio degli anni caldi allora appena terminati della new-wave e post-punk locale.

Per entrambe le cose mi sono limitato a fare una stampa masterizzata presso ditte specializzate per poi provvedere personalmente al packaging.

Nel selezionare il materiale elettronico mi ero imbattuto in una giovane ragazza di origine ungherese che univa ad una voce incantevole un mix musicale a mezzavia tra folk e sperimentazione elettronica; fu facile decidere che lei sarebbe stata la mia prima uscita "importante".

Alla DIGICON ag-de arrivai dopo vari preventivi consigliato da un amico che fa anche lui il discografico da alcuni anni e che pare stampi da loro senza avere avuto alcun tipo di problema ( gli auguro di non averne neppure in futuro, toccando ferro).

Il primo approccio fu cordiale e non mi stupì una discreta rigidità nella conoscenza della lingua inglese ( del resto il mio di inglese l'ho appreso nel sud di londra e farebbe impazzire ed inorridire qualsiasi insegnante madrelingua).

In quel momento mi trovavo ad avere qualche problema col grafico e dopo la fase preliminare confermando l'ordine chiesi se era possibile mettere in programma la stampa per un determinato giorno accorciando i tempi d'attesa previsti per la lavorazione.

Fu in quella fase che mi feci inviare le specifiche di stampa dei lucidi, quel materiale cioè che serviva al grafico per preparare le lastre di stampa.

La settimana successiva spedii per posta prioritaria lucidi e master del mio futuro cd ignorando che da lì sarebbe cominciata un epopea che ha messo il mio fragile equilibrio psichico a dura prova.

Avevo anche inviato una mail all'ufficio con cui avevo parlato chiedendo di essere avvertito dell'arrivo della merce.

Il giovedì mattino preoccupato per non avere ricevuto notizie a 4 giorni dalla mia spedizione telefonai. La prima sorpresa fu che Mr G. mi dicesse con estremo candore che il materiale era arrivato, la seconda che mi dicesse che la lavorazione non era ancora iniziata dato che non avevo ancora compilato il contratto, cosa che sottintendeva con mio enorme sbigottimento che la tempistica che pensavo d'aver concordato per la stampa non era mai stata recepita dal suddetto individuo e che avrei dovuto aspettare ancora due settimane lavorative prima di ricevere i dischi.

Riflettendo su cosa potessi avere sbagliato e/o su come fosse successo l'errore non riuscivo a non pensare che quell'uomo aveva avuto sulla scrivania la mia merce per due giorni e non si era minimamente preoccupato di telefonare per primo.

Bisogna anche aggiungere che negli uffici della Digicon sembra facciano pause molto lunghe e orari molto particolari, poiché stando al centralino risulta molto difficile trovare gli impiegati.

Solo il Lunedì della settimana successiva riuscii a trovare un fax per spedire il contratto e solo il martedì riuscii a parlare con Mr G. per avere conferma che fosse arrivato.

La settimana 3 comincia con vari tentativi di parlare con Mr G. tra cui uno in cui ebbi la netta sensazione che qualcuno riattaccasse il telefono dopo,forse, avermi riconosciuto e naturalmente altrettante mail di invito a contattarmi e/o aggiornarmi, e finisce con la scoperta che Mr G. è partito per le ferie e nessuno sa nulla del mio lavoro.

La quarta settimana sembra abbia trovato qualcuno non più reperibile ma sicuramente più disponibile ad interessarsi al mio caso umano se non che a metà settimana emerge un inquietante problema: per il computer tedesco il numero di Partita IVA da me fornito non corrisponde all'indirizzo ( ma in italia non v'è alcuna corrispondenza tra numero ed indirizzo/sede legale).

Vani i tentativi di far entrare il concetto nella germanica testa sono costretto a recuperare presso il locale ufficio Iva una carta attestante la mia posizione per poi inviarla al solerte funzionario: tempo necessario Un'altra settimana.

Nel corso della querelle specifico più volte anche per iscritto che loro sono in possesso di DUE distinti indirizzi, uno per la consegna ed uno come sede legale della ditta.

All'inizio della sesta settimana sembra sia tutto a posto se non per un piccolo trascurabile particolare : I tedeschi non stampano se prima non vedono i soldi.

Questo porta via una metà della settimana anche perché misteriosamente mentre il mio fax mi da una corretta conferma d'invio ( della ricevuta di versamento) il loro per ben due volte non riceve nulla ( misteri incomprensibili della tecnologia).

Il giovedì mi arriva un primo messaggio che mi chiede i File della copertina ( la stampa sopra il cd fisico), immediata e sbigottita la mia reazione. Voi avete i lucidi; sono forse sbagliati ? Perché questo errore non mi è stato comunicato al ricevimento della merce?

Non si tratta d'errore del grafico ma di nuove procedure di stampa; questa la risposta. Il problema non riguarda comunque la custodia ed il libretto che sono già in lavorazione

La settima settimana, ricevuto il file, ricevo un nuovo messaggio che riguarda confezione e libretto.

Esasperato impiego due giorni a riuscire a parlare con qualcuno. La prima versione è che stavolta si tratta di errore nella composizione della grafica ma alla richiesta di spiegazioni mi si dice che il procedimento di stampa avviene fuori dai loro stabilimenti e che loro non sono in grado di dare spiegazioni. Ormai fumante per la rabbia, unita al caldo dell'estate, esigo spiegazioni e quando sono sul punto di perdere il controllo, dopo che mi hanno inviato il numero di telefono della ditta che si occupa per loro della stampa grafica, pretendo a buon diritto che siano loro a raccogliere queste informazioni. A quel punto, forse per scusarsi, forse per soprassedere, ammettono che è stato un errore loro non comunicarmi che i nuovi standard produttivi automatizzano la stampa escludendo l'utilizzo di lastre e lucidi.

Come dire Te lo doveva dire Mr G., all'inizio, ma si vede che s'è sbagliato.

E' ormai l'ottava settimana, riesco ad ottenere una mail scritta che dice che i CD saranno spediti il Lunedì, avevo chiesto che per rimediare ai tanti errori facessero una spedizione espressa ma nella mail non se ne fa cenno.

Beh penso il sabato Angela Kinczly suonerà ad un importante manifestazione, anche con una spedizione normale in 4 o 5 giorni arriveranno.

Mi infilo sotto la doccia e lascio scivolar via calore e rabbia.

Il giovedì non arriva nulla ed immediatamente invio una mail e provo a telefonare.

Al telefono si negano con vari pretesti ma mi garantiscono una risposta scritta.

Che arriva in breve tempo ma dice solo che i pacchi sono stati spediti e arriveranno venerdi o lunedì.

Vano ogni tentativo di richiamarli per avere nome e numero di corriere e per far fare loro delle ricerche.

Naturalmente sarebbe troppo facile pensare che il lunedì successivo (settimana 9) io abbia ricevuto il tutto. Ci sono voluti ancora due giorni e qualche telefonata per appurare che la spedizione era stata fatta all'indirizzo legale della ditta ( quello che sostenevano non esistere) e non all'indirizzo di consegna che avevo specificato su tutti i documenti.

Naturalmente i cd erano arrivati già il venerdi ( anche se UPS garantisce le consegne internazionali in 3 giorni e quindi sono partiti il mercoledì e non lunedì come promessomi) e naturalmente noi abbiamo fatto il nostro importante concerto senza CD.

Sono state le 9 settimana più stressanti della mia vita non perché questa sia stata l'eperienza più devastante che abbia vissuto ma perché in ogni momento sembrava si fossero risolti i problemi e poi si ripiombava nell'incertezza.

Spero di non avervi annoiato con le mie disavventure e spero che alla fine della lettura vi venga la curiosità di ascoltare il lavoro di una artista che ha richiesto tanta fatica per venire alla luce.

Fra poco il disco di Angela Kinczly sarà disponibile anche nei negozi per ora potete accontentarvi di quello che troverete su Myspace a nome dell'artista o di Kandinsky records.

Adesso finalmente siamo in ballo e allora Let's dance


LIVE WIRE

Claudio Trotta non è mai stato tipo da peli sulla lingua. E ne ha ben diritto. Checchè se ne dica, infatti, si tratta di qualcuno che ha scritto la storia della musica dal vivo nel nostro Paese. Una storia che vive un epilogo sconcertante: cifre "dopate", trasparenza-zero sul numero dei biglietti venduti, omaggi selvaggi, magari in cambio della collaborazione dei mezzi di informazione. Una situazione inquietante. Questa lettera aperta è stata appena mandata dal boss della Barley Arts alle redazioni delle principali testate musicali e non.
Leggete.



Fra i tanti mali che la nostra grande azienda della musica sta vivendo ormai da troppo tempo due fattori stanno diventando veramente insopportabili e credo molto dannosi per l'intero mondo della musica popolare contemporanea. Sto parlando della mancanza di trasparenza nella comunicazione dei dati di vendita dei concerti e della distribuzione "selvaggia" di biglietti omaggio e d'ingressi di favore.
Partiamo dalla prima questione. C'è stato un tempo, neanche tanto lontano, quando la tanto vituperata classe dei discografici era sistematicamente impallinata dai media perché accusata di diffondere dati fasulli, parziali, gonfiati e così via sulle vendite dei dischi.
Come mai nessuno finora si è interessato a quelli sparati e diffusi con spregiudicatezza e totale mancanza di rispetto da molti produttori di musica dal vivo?
Tutti a dire che il live è ormai più importante della musica riprodotta su cd o digitale che sia, ma come mai - a scapito della correttezza dell'informazione e nonostante in quasi tutti i paesi occidentali i dati di vendita dei concerti vengano regolarmente diffusi (per chi è interessato basta leggere una rivista specializzata che si chiama Pollstar) - in Italia non si dà attenzione a questo aspetto e ci si limita a fare da amplificatori a tutto quello che noi produttori o i nostri capaci uffici stampa dicono o raccontano?
Un esempio veramente clamoroso di questo malcostume è testimoniato dalla pubblicità relativa a quello che si preannuncia indiscutibilmente come il tour più importante (in termini di successo di pubblico) del 2007, ma che evidentemente ha anche il dono quasi sovrannaturale di riuscire a far lievitare i numeri come nessun altro è mai stato capace di fare, forse neanche David Copperfield...
La pubblicità infatti annuncia 800.000 presenze per i 9 concerti "solo" di Vasco più la sua partecipazione (nel frattempo annullata) all'Heineken Jammin' Festival, mentre le capienze ufficiali degli stadi di Milano, Roma, Ancona, Latina, Bari, Messina e Torino sommate (ovviamente Milano e Roma correttamente due volte l'una visti i doppi "sold out") danno un totale di circa 460.000 biglietti dando per scontato, come annunciato, che i biglietti siano o saranno tutti venduti e/o regalati.
Se la matematica non è un'opinione, questo significa che per raggiungere la cifra di 800.000 presenze, all'Heineken Jammin' Festival si sarebbero dovute presentare 340.000 persone in uno spazio che mi risulta avere avuto una capienza legale di 120.000 persone... un po' difficile da credere o anche solo da immaginare....
Come produttore di musica dal vivo da quasi 30 anni, come co-produttore del concerto di Ligabue al Campovolo con il più alto numero di persone mai registrate in Europa per il concerto di un artista solo, non per un festival di cui l'artista è la star di maggior spicco, con 165.264 biglietti venduti, come produttore dei due ultimi tour negli stadi di Renato Zero e di tanti altri concerti di grande qualità, spesso di successo ma non necessariamente sempre premiati anche con la sufficiente quantità di pubblico, credo e chiedo che si debba fermare questa ingiustificata e non necessaria corsa al sensazionalismo e do la mia disponibilità a fornire sempre i dati reali a chi li voglia conoscere, a condizione che anche i miei colleghi lo facciano.
La seconda questione, che in certi casi è direttamente collegata alla prima, è la sciagurata diffusione di quantità enormi di biglietti omaggio, anche quasi un mese prima di un concerto, come testimonia la pubblicità apparsa martedì 12 giugno sul Corriere della Sera relativa alla data di Biagio Antonacci a San Siro il 30 giugno prossimo.
Ora, premesso che il documento delle regole e ruoli della nostra associazione di categoria "Assomusica" recita all'art 2.9 che: "Sono da intendersi aboliti, ad eccezione di quelli necessari per ospiti concordati tra promoter e produttore e di quelli di legge" e che quindi di fatto chi elargisce omaggi così visivamente non rispetta le regole della propria associazione di categoria, che rispetto dimostriamo verso il pubblico pagante in certi casi mesi prima del concerto, se a circa un mese da un concerto pubblicamente regaliamo 3600 biglietti?
Che valore e che dignità diamo ai nostri artisti, agli investimenti di tempo, energie e risorse economiche che facciamo tutti quanti?
Che fiducia in noi possiamo pretendere dal pubblico che paga il nostro lavoro?
Perché "drogare" la realtà? A chi fa gioco?
Siamo tutti professionisti, abbiamo la fortuna di lavorare con artisti italiani ed internazionali spesso straordinari, che il nostro dovere di produttori e promoter deve proteggere e alimentare nelle loro qualità artistiche con spettacoli di grande qualità e sostanza ma non credo che sia un nostro dovere ingigantire il loro ego, modificando la realtà da loro e da noi prodotta, bella o brutta che possa essere.
Se vogliamo bene alla nostra professione e alla musica, spendiamo magari più energie tutti insieme - produttori, promoter, artisti e media - per la ricerca, per lo sviluppo dei nuovi talenti, per la creazione di spazi costruiti per la nostra musica per non dovere utilizzare solo spazi creati per altre attività e concessi alla musica spesso malvolentieri, per l'approvazione finalmente di una legge sulla musica, per la promozione della musica italiana all'estero, invece che per mostrare i muscoli l'uno all'altro.

Cordiali saluti

Claudio Trotta
Barley Arts

COME VOLEVASI DIMOSTRARE !!!

Lo diceva anche Freak Antoni: non c'è gusto, in Italia, ad essere intelligenti.

E fu così che, come anticipatovi a suo tempo da PIMP VALLEY
(http://pimpvalley.blogspot.com/2007/05/awards-ad-personam.html)
i Wind Music Ad Personam Awards si rivelarono l'ennesima forma di inciucio all'italiana.

Del resto, la presenza di Rutelli sul palco poteva forse suggerirci qualcosa di diverso ?

La farsa, organizzata da Friends&Partners, è appena andata in onda su Italia 1, e la prima parte ha registrato una ragguardevole (di questi tempi...) audience di oltre due milioni e mezzo di persone. Fin qui, tutto bene.

Esaminando la lista dei premiati, ovvero:

Zucchero
Claudio Baglioni
Biagio Antonacci
Gigi D'Alessio
Tiziano Ferro
Nek
Antonello Venditti
Gianna Nannini
Elisa
Laura Pausini
Ligabue
Ennio Morricone

si nota però che - guarda caso - ben CINQUE dei dodici fortunati appartengono alla scuderia Friends&Partners !!!

Che coincidenza, vero ?

E gli altri sette ? Uno non si esibisce ormai da tempo, mentre i rimanenti lavorano con Milano Concerti (4), Barley Arts (1) e
Cose Di Musica (1).

Ma il peggio deve ancora venire.

Seppur apprezzatissimi da certi artisti (cui non viene richiesto di mettersi in competizione: ecco il loro principale problema...) i Wind Music Ad Personam Awards sono stati bersaglio di critiche asprissime da parte degli addetti ai lavori. Eppure sono destinati a continuare.

Apparentemente insensibile agli attacchi che gli sono piovuti addosso, infatti, l’organizzatore Ferdinando Salzano pensa già all’edizione dell’anno prossimo. Parafrasando Michael Douglas in Wall Street: il motore del mondo, per alcuni, è sicuramente l'avidità.

Pensiamo. Possibile che in un Paese civile l'organizzatore di un Music Award sia contemporaneamente l'agenzia di booking della metà degli artisti premiati ?

E intanto l'Industria resta a guardare.

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POST SCRIPTUM PER IL MINISTRO RUTELLI
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Ministro Rutelli, non era forse stato questo Governo a dichiarare di voler risolvere urgentemente il problema del conflitto di interessi ?
Bene.
E allora ci dica:

COSA CI FACEVA LEI SU QUEL PALCO ?

INDIE-TRO TUTTA !!!

C'è uno strano preconcetto nell'universo discografico. La credenza comune è che le majors siano l'origine di ogni male, e le indies l'isola felice in cui rifugiarsi onde prosperare, magari più lentamente ma senza compromessi, evitando di essere sedotti e abbandonati da un'industria senza coscienza nè direzione.

L'esperienza ci insegna, in effetti, a diffidare delle majors. Leggere i loro contratti può diventare un'esperienza surreale. E non comprenderne le implicazioni risulta spesso fatale. Avete mai sentito parlare di costi recuperabili ? Di "collateralizzazione incrociata" ? Di deduzioni sul "packaging" dei files digitali ? Di three-quarter rates ? Presto su questo blog terremo un corso accelerato su tutte queste meravigliose clausole, spiegando a tutti come e perchè da poche insulse righe possa dipendere la vita o la morte di un artista, discograficamente parlando. Per ora, invece, ci limiteremo a sfatare la credenza comune. Perchè, che vi sembri strano o meno, nel mondo delle nostre indies c'è gente che non si accontenta di obbligare gli artisti a sottoscrivere accordi particolarmente penalizzanti. Nel mondo delle indies, infatti, succede anche di peggio.

Qualche mese or sono ci è capitato tra le mani un "contratto di distribuzione" di una tra le realtà indipendenti che godono di maggior credito nel nostro panorama: la Compagnia Nuove Indye. Sul loro sito si definiscono così: "La nostra compagnia ha iniziato la sua attività nel 1992 nella produzione - promozione e distribuzione di prodotti discografici e circuitazione di spettacoli musicali. Fin dall'inizio il nostro obiettivo è stato il recupero di quei valori delle tradizioni culturali presenti su tutto il territorio del nostro paese, che erano rimaste soffocate e svilite dal massiccio bombardamento dei mezzi di comunicazione, pilotati da culture dominanti e da multinazionali". Molto nobile ed etico. Infatti, alla loro scuderia appartengono artisti con una credibilità inattaccabile: Alibia, Agricantus, Banda Osiris, Almamegretta, Denovo, John Trudell, Nidi D'Arac, addirittura Ennio Morricone. La CNI fa parte del PMI, l'organo istituzionale che rappresenta le principali indies italiane. Ammettiamolo: un posizionamento invidiabile, e una longevità sorprendente.

Certo, le cose diventano molto meno sorprendenti leggendo il contratto a noi pervenuto, per gentile concessione di un lettore che desidera restare anonimo. E noi rispetteremo questo suo desiderio.

Anzitutto è bene partire dalla tipologia. L'intestazione dice "contratto di distribuzione in conto vendita". Molto specifico. Un simile contratto non prevede obblighi da parte del "distributore", se non quello, per l'appunto, di distribuire un prodotto. Niente copertura spese o anticipi o contributi agli artisti, quindi, lasciando però loro la proprietà delle registrazioni. Scelta condivisibile. In cambio, CNI chiede agli artisti una quota fissa per ogni cd venduto, pari a 4 € a copia.

Che cosa significa ? Si tratta di un distributore che chiede in cambio non una percentuale sui guadagni - come sarebbe corretto, visto che nella discografia regolare la ripartizione viene calcolata in percentuale sul prezzo praticato al rivenditore, ovvero il PPD, al netto degli sconti - ma una quota fissa. Cosa che può avere conseguenze davvero spiacevoli.

Vi facciamo un esempio pratico. Diciamo che un artista accetti di distribuire a queste condizioni, e voglia uscire sul mercato con un prodotto al prezzo al pubblico di 14 €. In teoria, per ogni copia venduta, dovrebbe darne 4 a CNI. Il PPD lordo per un prodotto venduto a 14 € si aggira all'incirca sugli 8,70 €. Togliendo gli sconti classici praticati ai negozianti (15-20% circa: diciamo 15%), il PPD netto è 7,40. All'artista spettano quindi 3,40 €, ovvero poco meno di quanto spetti a CNI. Di solito, invece, un distributore trattiene circa il 30-35% del PPD netto, quindi l'artista dovrebbe guadagnare all'incirca il doppio del distributore.

E poi, naturalmente, bisognerà sottrarre l'IVA alle singole quote. Quindi queste cifre vanno ridotte ancora del 20%.

Lo scenario appare già di per sè abbastanza inquietante ? Ancora non avete letto nulla. Perchè leggendo più in basso, troviamo qualcosa di ancora più sconcertante. Infatti, nella sezione "Promozione Punti Vendita" il distributore "si impegna ad inserire il prodotto in oggetto nel proprio catalogo e nel sito www.cnimusic.it e ad effettuare una promozione sui punti vendita", però "a fronte di tale impegno" l'artista "dovrà corrispondere Euro 8.000,00 + IVA al distributore". Traduzione: se volete distribuire dovete cacciare il grano. Perchè ? Per promuovere il vostro disco nei negozi. Ma scusate, non è uno dei compiti del distributore ?

E vabbè: sono tempi duri per tutti. Ammettiamo allora che l'artista accetti di dare a CNI questo contributo. Ma per che cosa esattamente vengono spesi questi 8000 €, sedici milioni delle vecchie lire, più IVA ? Il contratto non lo specifica. Perciò il nostro informatore ha telefonato a CNI per chiedere delucidazioni: scusate, potreste dirmi esattamente a cosa vi serva questo (mio) denaro ? La risposta, gentile ma ferma, ha dello sconcertante: un semplicissimo NO. Non vogliono dirlo. Bisogna dar loro i soldi, e basta.

Vogliamo fare ancora due conti ? L'artista versa 8000 € + IVA a fondo - e motivo - perduto. Ovvero: è già in perdita prima di cominciare. Se recupera 3,40 € a copia venduta, questo significa che ci vogliono poco più di 2800 dischi venduti per andare in pari. Una cifra considerevole. Se consideriamo poi le spese per fare un pò di marketing, realizzare un video, stampare i cd, è facile che questa soglia si alzi oltre le 4-5000 unità vendute. Tanto quanto certi dischi che entrano nei primi 100 più venduti della classifica FIMI/Nielsen.

Aggiungiamo che il contratto prevede l'esclusiva distributiva per tutto il mondo. La prerogativa di un distributore, però, è quella di operare sul mercato locale. E' chi investe in licenze o in acquisizioni, per esempio una major o un'etichetta (e non un distributore "in conto vendita"), che di norma richiede questo tipo di esclusiva. Oppure chi può dimostrare di possedere una rete di vendita all'estero. Stando così le cose, a che scopo togliere all'artista la libertà di muoversi autonomamente sui mercati esteri ? Il master resta di sua proprietà, ma non può gestirlo per l'intera durata del contratto, in nessun Paese del mondo.

Corollario: siamo proprio sicuri che firmare un contratto "di distribuzione in conto vendita" con una compagnia come CNI conceda agli artisti più libertà di azione e sia più remunerativo rispetto a quanto succederebbe sottoscrivendo un accordo con una major ? Ne riparleremo. Ma una cosa è certa: i burosauri, quando si sgranchiscono, fanno almeno il gesto di contribuire al minimo indispensabile per avviare un progetto. Oppure, nel peggiore dei casi, si limitano a svolgere il loro dovere senza spendere un euro. Non sono ancora arrivati al punto di chiedere contributi agli artisti a fondo perduto e senza rendere conto del loro impiego.

Ma sapete com'è: si dice anche che i baldi giovini delle indipendenti precorrano i tempi. Che siano "avanti".

C'è quasi da sperare che lo siano un pò troppo.

AWARDS AD PERSONAM

Sembrerebbero confermati gli appuntamenti chiave della “Settimana della Musica” che l’agenzia Friends&Partners di Ferdinando Salzano (alias il Ricucci del music business) organizzerà tra l’8 e il 15 giugno prossimi in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali, la Provincia di Roma e il Comune di Milano.

Perciò il prossimo 6 giugno, all’Auditorium Conciliazione di Roma, si partirà con una serata ad effetto intitolata ai presunti “Music Awards”. Serata che - quattro giorni dopo - sarà trasmessa su Italia 1. Non vediamo già l'ora...

Il Music Award verrà presentato da Ambra Angiolini ed Enrico Ruggeri. Nell’occasione verranno premiati i dischi che - nel periodo compreso tra il gennaio 2006 e il maggio 2007 - hanno conseguito vendite superiori alle 150 mila copie.

Insomma, i soliti noti. Del resto, sono degli Awards...

Ma il trucco ? Ovviamente c'è, ed è davvero notevole. Perchè la certificazione del venduto, infatti, non sarà di competenza di arbitri super partes. Per determinare quali siano stati gli artisti capaci di raggiungere tale soglia nell'arco di tempo illustrato (ma basteranno per riempire un intero programma televisivo ?) si ricorrerà quindi a un geniale e inconfutabile metodo: l'AUTOCERTIFICAZIONE.

Ma come ???

Naturalmente la cosa suscita numerose perplessità. Perciò qui ci voleva un colpo di genio. E difatti, "a scanso di equivoci", nessuna delle tre principali organizzazioni di categoria dei discografici (FIMI, AFI e PMI) è stata coinvolta a qualche titolo nell’organizzazione dell'evento ! Insomma, i nostri singolari Music Awards non sono certificati dall'industria, perciò nessuno potrà influenzarne l'esito...

...eccetto Friends & Partners, ovviamente.

A livello ufficiale sembra proprio che l'industria del disco sia stata tagliata fuori. Insomma, per una volta tutti gli animali sono uguali ? Solo sulla carta. Perchè a conti fatti, invece, certi animali sono sempre più uguali degli altri.

Dice il presidente FIMI, Enzo Mazza, “Noi siamo stati informati da parte dell’organizzazione, ma ci teniamo a sottolineare una volta di più che questi non sono gli Italian Music Awards promossi dall’industria. Detto questo, e nel momento in cui persiste una totale disattenzione istituzionale nei confronti del nostro settore, un evento-vetrina che presenta al pubblico i gioielli della musica italiana è il benvenuto." Ma l'autocertificazione ? "Date le dimensioni del mercato, la soglia delle 150 mila copie dovrebbe mettere al riparo da imbarazzi e sorprese”, chiosa Mazza.

La FIMI, insomma, nasconde la mano ma sostanzialmente dà il proprio beneplacito. Si affretta a distinguere tra gli Italian Music Awards "dell'industria" e i Music Awards di Friends & Partners, ma persino l'utilizzo di un brand praticamente identico a quello lanciato, in maniera assai fallimentare, dalla FIMI stessa non sembra destare in Mazza alcuna preoccupazione.

Ed è logico che non se ne preoccupi, dal momento che gli artisti che saranno premiati sono nella stragrande maggioranza sotto contratto con etichette rappresentate dalla FIMI. Sarà per questo che proprio la FIMI sia stata l'UNICA associazione di categoria a essere stata contattata da Friends&Partners ? Chissà.

Ma cosa ne pensano le altre ? Sentiamo i loro commenti:

Luigi Barion, presidente AFI: “Mi sembra assurdo che nessuno ci abbia reso partecipi della cosa, considerando anche il fatto che da alcuni anni le associazioni si muovono di comune accordo su tutte le iniziative più importanti. Mi sembra che gli organizzatori siano partiti col piede sbagliato”.

Mario Limongelli, presidente di PMI: “Premesso che tutte le grandi manifestazioni a carattere musicale sono gradite e benvenute, per noi gli Awards restano un’altra cosa, e mi spiace che se ne strumentalizzi il nome senza che siano stati predisposti gli opportuni meccanismi di tutela e certificazione, academy e quant’altro: con tutto il rispetto per chi la fa, l’autocertificazione delle vendite lascia il tempo che trova, ed è brutto e antipatico ricorrere a metodi del genere”.

Nessuno, però, sembra notare la cosa più importante: ovvero che Friends & Partners, in quanto management e booking agent di numerosi artisti italiani, si trovi in una posizione di chiaro conflitto di interessi, essendo allo stesso tempo organizzatore e potenziale beneficiario dell'evento.

In questo Paese a pensar male ci si azzecca al 99%. Per puro scrupolo, vogliamo comunque fare una verifica ? D'accordo. Allora vi elenchiamo qui sotto il nutrito cast artistico della Friends & Partners:

Biagio Antonacci
Luca Carboni
Cesare Cremonini
Elisa
Claudio Baglioni
Riccardo Cocciante
Alex Britti
Niccolò Fabi
Pino Daniele
Neffa
Gianluca Grignani
Antonello Venditti
Fiorella Mannoia
Raf
Francesco De Gregori
Zucchero
Neffa
Francesco Renga

Vogliamo vedere quanti di questi artisti si autoassegneranno un bel Music Award ?
E di quanto varierà il loro cachet, una volta ritirato il "premio" in televisione ?

Nelle parole di un compianto caposaldo della storia della musica italiana: chi vivrà vedrà.

Non perdetevi le prossime puntate di Musicopoli !

CORNUTI E MAZZIATI

I concorsi, questi sconosciuti.

Decine - ma che dico, CENTINAIA - di artisti, quando sottopongono il loro materiale alle etichette discografiche, ostentano orgogliosamente nella loro bio la vittoria al concorso Axe For Music o la semifinale delle selezioni dell'Heineken Jammin Contest, per non dire di quanti dichiarano di essere stati "i primi degli esclusi" alle selezioni per Castrocaro, Musicultura e persino Sanremo.

Francamente non riesco a capire la fascinazione del tutto nostrana verso i concorsi. Sarà forse a causa dell'influenza della tv contemporanea, che promette celebrità facile a fronte di scarso lavoro e scarsissimo talento. Oppure sarà semplicemente che da noi i concorsi e le gare sono sempre andati di moda. Ovviamente per favorire tutti, tranne gli artisti.

I vecchi lupi di mare dello show-business hanno capito molto bene questo andazzo. Ad esempio, pur di partecipare a un reality un imberbe sconosciuto utilizzerà in molti casi vari tipi di professionisti: fotografi, stylists, agenti e così via. Tutta gente che nella stragrande maggioranza dei casi si assicura lauti guadagni ben prima che gli sconosciuti diventino famosi.

Nel music business cambia la forma, ma la sostanza è la stessa. Attorno ai concorsi si aggirano intere specie di imbonitori e truffatori. Si qualificano come "produttori", "discografici" o più genericamente come "impresari". Si presentano generalmente con una certa enfasi. Si riempiono la bocca di conoscenze e si vantano di collaborazioni altisonanti. Sostengono di poter dare una svolta alla vostra carriera, di poter migliorare la vostra vita. Ma nella stragrande maggioranza dei casi miglioreranno solo la loro.

Per questi personaggi i concorsi sono terra di conquista. Si avvicinano gli artisti dopo averli visti esibirsi, e la loro strategia si articola in due fasi: elogiare e promettere. Sembrano proprio dei veri amiconi. Dicono di avere amici "nell'ambiente": in discografia, tra i media. Ottenere autografi su contratti impossibili in cambio di aria fritta è la loro specialità.

Occorre controllare sempre di chi si tratta. Anche quando è un vero professionista bisogna metterlo alla prova. Porgli domande, chiamarlo al confronto. Per firmare un contratto occorre fiducia reciproca. Facendo domande si desidera solo essere rassicurati su quella fiducia. E' normale e perfettamente legittimo.

Purtroppo gli artisti si lasciano elogiare e conquistare dalle promesse con grande facilità. Per questo cadono in questo genere di tranelli sin troppo spesso, anche se un recente sondaggio di Libero sembra testimoniare una maggior consapevolezza da parte degli addetti ai lavori.

Curiosamente, questo sondaggio ci rivela anche che il 50% delle persone a cui è stato chiesto cosa pensassero dei concorsi musicali ha risposto: "sono una truffa".

Ma perchè ?
Come vengono raggirati gli artisti in queste manifestazioni ?

Mi duole dirvi che le maniere sono praticamente infinite. Certi faccendieri sono talmente bravi da poter ricavare soldi dalla vostra attività a vostra insaputa e senza ipoteticamente crearvi un danno. In pratica, sono molto semplicemente degli arraffoni.

Prendiamo ad esempio una specie molto diffusa: gli arraffoni-camaleonte. Sono molto comuni tra tutte quelle aziende che organizzano concorsi mettendo in palio premi come la registrazione di un disco, l'esibizione ad un festival, la realizzazione di un videoclip, l'assunzione di un ufficio stampa, e quant'altro. Apparentemente, una pacchia. Guardiamo questi benefattori che ci danno l'opportunità di suonare davanti a migliaia di persone o di incidere l'agognato cd, e per noi sono come degli eroi. Dei filantropi.

Si, certo.

Confidando nell'ignoranza generale che regna sul settore, questi mecenati senza portafoglio convincono svariate categorie di finanziatori (amministrazioni comunali, province, regioni, fondazioni, grandi aziende) a farsi assegnare lauti budgets, per poi risparmiare il più possibile sui "premi" promessi agli artisti. E certe volte dei premi non si vede neppure l'ombra. In fondo i piccoli artisti che possono fare ? Andare dall'avvocato ? Dal canto loro i finanziatori, una volta ottenuta la loro bella pubblicità e rinfrescata l'immagine, se ne lavano regolarmente le mani. E gli organizzatori la fanno tranquillamente franca.

Ci sono altre preoccupanti categorie. Menzionarle tutte è impresa ardua. Oggi però voglio parlarvi di quella particolare categoria di arraffoni che non si accontentano di ingannare gli artisti. Persone che per iscrivere gli artisti ad un concorso pretendono addirittura di APPROPRIARSI della loro musica.

Ho incollato qui sotto una mail di un concorso indetto da BACKLINE COMMUNITY. Leggetela bene. Ad un certo punto dice molto candidamente:

"Il materiale non sarà restituito e resterà di proprietà della Backline
SURL che lo utilizzerà liberamente come meglio riterrà opportuno per
le finalità proprie del concorso e delle relative applicazioni
commerciali."

Il che, secondo il mio legale, significa che possono disporre di tale materiale a proprio piacimento, in perpetuo, e soprattutto SENZA RICONOSCERE AI REALI TITOLARI DEI DIRITTI, ovvero agli artisti, ALCUN COMPENSO.

E per perpetrare questo furto, hanno persino l'ardire di farsi pagare 150 € come "quota d'iscrizione" !

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CONCORSO "THE BEST LIVE SET" - IN PALIO ABLETON SAMPLER

Ableton è orgogliosa di presentare la prima di una serie di iniziative
legate alla Community Backline per gli utenti della community e non
solo.

Inviate il vostro Live Set come Live 6 Live Pack. Se siete gia´
iscritti alla Community Backline, in palio 1 Ableton Sampler, lo
strumento addizionale di Live 6, che permette di gestire ed editare la
libreria di campioni per la produzione o le performance dal vivo.
Tutti coloro che non sono utenti della Community Backline, portranno
vincere 1 accesso alla community e quindi il richiestissimo manuale
in italiano.

Dal primo Maggio 2007 fino al 30 Giugno 2007 potrete inviare il vostro
Live Set. Per farlo andate sulla community

http://www.backlinecommunity.it/tbl/

La dimensione del Live Set non deve essere superiore a 20MB.

Qui sotto le istruzioni per creare il Live Pack:
Per inviare il Live Set dovete exportalo come Live Pack, seguendo
questa procedura eseguire "Collect and Save" dal Menu file in Live 6
e salvare il progetto con tutte le clips e samples utilizzati;
successivamente entrare in "Manage Files..." sempre dal Menu file e
richiamare la funzione "Manage Project" e nella sezione "Packing"
eseguire il comando "Create Live Pack".

Il materiale non sarà restituito e resterà di proprietà della Backline
SURL che lo utilizzerà liberamente come meglio riterrà opportuno per
le finalità proprie del concorso e delle relative applicazioni
commerciali.

Per informazioni visitate il sito www.backlinecommunity.it/ableton o
inviate un e-mail a support@backlinecommunity.it

Claudia Weidner
Ableton

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Uomo avvisato, mezzo salvato.

Continueremo a rendere pubbliche tutte le amenità che ci saranno segnalate.

Nel frattempo, per evitare di far sapere ai discografici che vi siete fatti rubare i soldi prima ancora di iniziare una vera e propria carriera, perchè non togliere le menzioni ai concorsi dalle vostre biografie ?

Non è una buona idea incoraggiarli...

SANREMOLAB

L'ultimo grido di sdegno di quest'Italia fatta di favori e raccomandazioni arriva proprio da Sanremo.

L'Accademia di Sanremo dovrebbe rappresentare una vetrina per coloro che dopo anni di gavetta stanno cercando un produttore che possa trasformare i sacrifici di tanti ragazzi a diventare realtà. Dovrebbe.

L'articolo 4 del Bando di partecipazione all'Accademia enuncia chiaramente (al punto C) che gli aspiranti concorrenti devono dichiarare - a mezzo di autocertificazione - di "non avere nessun obbligo di natura contrattuale nel settore artistico con case discografiche di ogni tipo e di impegnarsi a non sottoscrivere alcun tipo di contratto artistico per tutta la durata della manifestazione".

Un esposto alla Guardia di Finanza di Imperia denuncia invece i legami di cinque dei finalisti con delle etichette. Tra le quali la Aran-Endemol, CM International e Musitalia.

Dal rigore della gara si è passati velocemente al teatrino. E' tutto manovrato dall'alto. E' un'Italia mediocre quella che non riesce a rimanere pura di fronte al semplice valore di una proposta, all'entusiasmo di tanti ragazzi che si dannano l'anima pur di dare spazio alla loro arte e al loro essere artisti.

Ma business is business. E chi è passato quest'anno per l'Accademia - con costi e sacrifici di cui si potrebbe parlare a lungo - in questo momento si troverà comunque a dover fare i conti anche con la delusione di sapere che era già tutto deciso. Truccato. E' l'ennesima presa in giro.

I nomi citati nell'esposto presentato da Massimiliano Baldino, componente del gruppo campano "Devon Rex", alla Guardia di finanza di Imperia, alla commissione Rai e agli organi di stampa denunciano i contatti tra cinque dei dodici finalisti con le case discografiche, e sono elencati con precisione.

Si citano:

Massimiliano Arizzi: rapporti inconfutabili con Musitalia di Mariella Restuccia e con il maestro Mulinelli (presidente della commissione SanremoLab), vari rapporti di lavoro antecedenti al concorso; vincitore dell'edizione 2004 di Girofestival il cui vincitore ha di diritto un contratto discografico;

Simone Baldini Tosi: contratto discografico con la Quintorigo di Vince Tempera quale vincitore di Sanremorock 2005, rapporti inconfutabili con Musitalia e con il maestro Mulinelli;

Vittorio Doro: vincitore dell'edizione 2004 di Girofestival il cui vincitore ha di diritto ad un contratto discografico, figlio del responsabile (Sign. Santino Doro) di Sanremorock ed. 2004/2005 per la MUSITALIA di Mariella Restuccia;

Giorgia Paradiso: attualmente sotto contratto con la CM International di Sileno Candelaresi (responsabile TV Radio Corriere) e discograficamente impegnata con un singolo in vendita;

Antonello Carozza: in contratto con la ARAN Endemol quale partecipante alla trasmissione televisiva "Amici" di Maria De Filippi su Canale 5.

Che altro dire ? L'indecenza non ha proprio confini, in particolare nel music business.

Per gli amatori, ecco l'esposto.

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Alla Guardia di Finanza di Imperia
P.C. Commissione RAI
RAI Direzione Generale
Accademia di Sanremo
Sindaco di Sanremo
Assessorato Turismo e Spettacolo
Redazione "STRISCIA LA NOTIZIA" Canale 5
Redazione "LA STAMPA"
Redazione "ROCKOL"
Redazione "SECOLO XIX"

Come previsto, anche quest'anno "L'Accademia di Sanremo 2005" alias SanremoLab si è dimostrata un teatrino, in cui la giuria esaminatrice è stata artefice dell'ennesima ingiustizia lasciandosi manovrare da chi della musica vede esclusiva un business, calpestando i sogni dei giovani artisti e non permettendone una sana competizione.

Rimettiamo all'attenzione di tutti gli organi di stampa e della magistratura i seguenti elementi di pubblico dominio di cui ne chiediamo verifica:

1. Concorrente "Massimiliano Arizzi" : rapporti inconfutabili con MUSITALIA di Mariella Restuccia e con il maestro Molinelli (presidente della commissione SanremoLab), vari rapporti di lavoro antecedenti al concorso; vincitore dell'edizione 2004 di Girofestival il cui vincitore ha di diritto ad un contratto discografico?

2. Concorrente "Simone Baldini Tosi" : contratto discografico con la Quintorigo di Vince Tempera quale vincitore di SanremoRock 2005, rapporti inconfutabili con MUSITALIA e con il maestro Molinelli?

3. Concorrente "Vittorio Doro" : vincitore dell'edizione 2004 di Girofestival il cui vincitore ha di diritto ad un contratto discografico, figlio del responsabile (Sig. Santino Doro) di SanremoRock ed. 2004/2005 per la MUSITALIA di Mariella Restuccia?

4. Concorrente "Giorgia Paradiso": attualmente sotto contratto con la CM International di Sileno Candelaresi (responsabile TV Radio Corriere) e discograficamente impegnata con un singolo, attualmente in vendita, dal titolo "Quella scena"?

5. Concorrente "Antonello Carozza": in contratto con la ARAN-ENDEMOL quale partecipante alla trasmissione televisiva "Amici" di Maria de Filippi su Canale 5 (Edizione 2004/2005)?

Inoltre si rende noto che, nel mese di Ottobre, sono state effettuate delle registrazioni c/o gli studi della MEDIASET redazione di "STRISCIA LA NOTIZIA" in cui si preannunciava l'ennesima farsa, anticipando i nomi dei finalisti.

Rimaniamo a Vs. disposizione per eventuali approfondimenti.
Massimiliano Baldino (Gruppo Devon Rex)